BRUCIAMO LE ARMI, NON I LIBRI

Nell’ambito della rassegna dell’associazione culturale Aladura, giovedì 15 gennaio 2026 il nostro Liceo ha ospitato, presso il proprio Auditorium, un incontro riservato alle scuole con lo scrittore Fabio Stassi.

Non si è trattato della semplice presentazione di un libro, in quanto ha offerto agli studenti un’occasione di grande intensità per riflettere sul valore irrinunciabile della lettura, sul significato storico e attuale della censura e sulla straordinaria forza della parola scritta.

Fabio Stassi (Roma, 1962) è uno scrittore e bibliotecario italiano. Vive a Viterbo e lavora presso la Biblioteca di Studi Orientali dell’Università “La Sapienza” a Roma. Tra i suoi romanzi più noti, pubblicati da Sellerio, ricordiamo L’ultimo ballo di Charlot, La lettrice scomparsa, Mastro Geppetto e Notturno francese. Nel 2024 ha ricevuto il Premio Hermann Kesten dal PEN Germania per il suo impegno nella difesa della libertà di parola e della letteratura come strumento di resistenza e umanità.

Stassi ha scelto di partire da un personaggio che tutti conosciamo: Don Chisciotte della Mancia, nato dalla penna di Cervantes. È un uomo di mezza età che, dopo aver letto con passione ossessiva romanzi di cavalieri, finisce per credersi un cavaliere errante. Si costruisce un’armatura un po’ ridicola (l’elmo è di cartone), cavalca il vecchio Ronzinante, si porta dietro il fedele Sancio Panza e parte per raddrizzare torti e difendere i deboli.

La lettura gli cambia completamente gli occhi: i mulini diventano giganti, una locanda un castello, le contadine dame da corteggiare. Non è pazzia vera e propria, ma il risultato di una lettura così forte da fargli vedere un mondo più giusto e più bello.

Proprio questo cambiamento spaventa i suoi compaesani. Pensano che i libri gli abbiano dato di volta il cervello, così il prete e il barbiere entrano in casa, controllano la biblioteca, scelgono i romanzi cavallereschi “più pericolosi” e li bruciano. Per stare sicuri murano pure la porta della stanza dei libri.

Un episodio che sembra comico, ambientato secoli fa, ma che nasconde una verità dura e sempre vera: quando la lettura rende le persone più libere, più critiche, capaci di immaginare mondi diversi, diventa un pericolo per chi vuole mantenere tutto com’è. Bruciare libri o murare una biblioteca è un modo per “curare” in anticipo chi potrebbe sognare qualcosa di meglio.

Con l’idea potente di dover “disseppellire la biblioteca di Don Chisciotte”, Stassi ha ricordato quanto siano importanti i libri e le biblioteche: sono luoghi di resistenza, di libertà, di pensiero critico. I libri non sono solo carta: servono a conservare la memoria, a creare empatia, a resistere in silenzio quando serve.

Da lì è passato ai fatti veri: i roghi di libri del 10 maggio 1933 organizzati dai nazisti. A Berlino, in Bebelplatz, e in tante altre città, a mezzanotte migliaia di libri sono stati bruciati come gesto di propaganda. Goebbels disse chiaramente: «L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo di libri, ma un uomo di carattere».

Come per Don Chisciotte, anche quei libri furono distrutti perché considerati pericolosi: idee libere, pensieri che non si possono controllare. Stassi ha spiegato che la censura non è una cosa del passato: c’è sempre stata, dall’antica Roma fino ai regimi totalitari.

Bruciare libri significa provare a togliere la speranza, l’unica cosa a cui ci si aggrappa quando tutto è difficile. E in tempi così, lo scrittore diventa quasi un “missionario”: continua a raccontare storie perché le parole resistono. Anche nei periodi di guerra, dittatura o repressione culturale, lo scrittore continua a raccontare storie perché la parola è uno strumento di resistenza.

La distruzione della cultura e dei libri non è solo un atto simbolico, ma un vero e proprio crimine contro l'umanità, perché priva gli individui dalla possibilità di comprendere, scegliere e soprattutto pensare in modo autonomo.

Poi Stassi ha lanciato una frase fortissima, che è rimasta impressa a tutti:

«Sono le armi che andrebbero bruciate, non i libri.»

Queste parole hanno attraversato l’Auditorium come un ammonimento severo e, al tempo stesso, come un messaggio di speranza profonda. I libri non feriscono né distruggono: costruiscono, custodiscono la memoria, liberano il pensiero. Le biblioteche, in ogni tempo, rimangono luoghi di resistenza democratica, spazi in cui la conoscenza non può essere posseduta da nessuno perché appartiene a tutti.

Ha collegato quei roghi ai primi bombardamenti sui civili (Guernica, Durango, poi Amburgo, Hiroshima, Nagasaki), mostrando come la guerra distrugga tutto: case, persone… e biblioteche. Eppure in mezzo al buio resta sempre una candela accesa: quella di Don Chisciotte, quella di Geppetto nella pancia della balena, simbolo di come la letteratura ci aiuti a non perderci anche nei momenti più bui (come è successo durante il Covid, con la depressione e le malattie psicologiche che sono aumentate tantissimo).

L’incontro ha suscitato negli studenti e nelle studentesse del Grigoletti una partecipazione viva e attenta. Lo stile limpido, appassionato e denso di riferimenti letterari e storici di Fabio Stassi ha reso straordinariamente attuale un tema che attraversa i secoli: la parola scritta possiede una resistenza tenace alle fiamme, alle interdizioni, alle censure. In momenti di crisi la lettura non rappresenta un lusso, ma una necessità imprescindibile: strumento di pace, di memoria e di libertà. 

L’auspicio che resta impresso nei ragazzi è semplice e potente insieme: finché esisteranno lettori disposti a leggere con l’intelligenza e con il cuore, la biblioteca di Don Chisciotte non potrà mai rimanere murata per sempre.

Martina Chirac e Tommaso Turchetto (2DSCA)

Aula magna gremita

Fabio Stassi al Grigoletti